Uher.c, 2008, vista dell'installazione

Robert Kusmirowski

8 novembre 2008 - 28 febbraio 2009
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Al termine della mostra verrà pubblicato un LP in copie limitate con musiche di Robert Kusmirowski
Inaugurazione sabato 8 novembre 2008, dalle 21.00 alle 24.00

Sabato 8 novembre 2008, dalle ore 21.00 alle 24.00, presso Guido Costa Projects, in via Mazzini 24, a Torino, si inaugura UHER.C prima personale del giovane artista polacco Robert Kusmirowski.

Ingegno sofisticato e imaginifico, sorretto da stupefacenti abilità manuali e da una padronanza perfetta delle tecniche pittoriche e scultoree, Kusmirowski si è subito affermato come uno degli artisti di punta della sua generazione, trovando immediato riconoscimento a livello internazionale. Maestro nella falsificazione e nella ricostruzione onirica di mondi paralleli, ha nei paradossi temporali la chiave della sua poetica, in cui passato, presente e futuro si coagulano in atmosfere sospese, a tratti fortemente drammatiche e venate di nostalgia.

La meccanica e l'elettronica, confini ideali della ricerca artistica di Kusmirowski, valgono da simboli di una più ampia riflessione sulla storia europea del novecento, tra guerre, deportazioni, esperimenti atomici e profonde trasformazioni politiche.

Lublino, città natale d Roberti Kusmirowski, è, da questo punto di vista, un perfetto laboratorio culturale, crogiuolo in cui si sedimentano secoli di cultura, dalla cabbala al socialismo reale, il tutto mediato dal sottile spirito nazionale polacco, cosmopolita e malinconico, votato all'ironia e alle grandi sfide, ad un passo dall'impossibile.

L'ebbrezza della falsificazione, quasi un marchio per l'intera produzione artistica di Kusmirowski, cresce in tensioni mistiche (io sono dio), si infrange in abissi di tracotanza (io sono meglio di dio), ma comunica anche una profonda pietas verso le piccole cose dimenticate nella risacca del progresso.

L'universo espressivo di Kusmirowski è questo, fatto di luoghi e macchine ad alta energia simbolica, macchine celibi a metà strada tra Raymond Roussel e Alfred Jarry, ma certamente più vere del vero. Come nel caso di DATAmatic 880 (attualmente in mostra presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo), un protocomputer che mai vide la luce in questa forma, gemello astrale di UHER.C di cui condivide anni (1960 ca.), e incerti natali. Entrambi frutto di un mondo votato al "come se": il comunismo realizzato in un solo paese, il quarto e quinto Reich, la "grande Polonia".

E cadrebbe in errore chi pensasse che da questa fatale esuberanza del possibile, fosse la bellezza a farne le spese uscendone malconcia, come un servo muto o un arido convitato di pietra al banchetto della ragione realizzata. Affatto: le opere di Robert Kusmirowski sono anche belle. Sono innanzitutto belle, si tratti di un commutatore numerico, di una bicicletta Wolberg, prodotta in Polonia un secolo fa, o di una lapide divorata dal muschio.

Le opere di Kusmirowski sono belle, molto belle e molto ambigue, santificate dal contesto in cui ci vengono offerte, dove un semplice piedistallo, una cornice o una targa possono incrementare o eliminare del tutto il valore auratico dell'oggetto.

UHER.C, l'opera di Robert Kusmirowski appositamente concepita per lo spazio di via Mazzini, nasce obbedendo ad una stringente necessità di percorso, ultima nata di una famiglia di opere che abitano con grande agio un preciso mondo analogo: siamo in una perfetta condizione di equilibrio tra ciò che è, e ciò che è stato; lambiscono l'era digitale, sottolineando il nostro attonito stupore verso il futuro, un futuro che è stato, ma che non è più da molti lustri.

E quale migliore banco di prova per tale spaesamento, all'indomani dei primordi binari raccontati da DATAmatic 880, che uno studio di registrazione? Potremmo essere nel novembre 1971, ma anche in un qualsiasi giorno d'estate del 1967, in compagnia di Laura Spiegel. Ma dietro alla consolle potrebbero esserci anche gli Hawkwind, o un giovanissimo Brian Eno in piena tempesta ormonale, più drag queen che scultore del suono come lo conosciamo oggi. Oppure, potrebbe esserci nulla di tutto ciò, con macchine che semplicemente parlano tra di loro, e soltanto, esclusivamente di loro.

UHER.C (così intitolata, per ragioni fonetiche - Hertz; geografiche - UHER = regione montana nei dintorni di Lublino; e storiche - Mr. UHER.C = celebre studioso della fisica del suono), è una straordinaria scultura, fatta di mille anime, tastiere, oscillatori, microfoni, amplificatori, registratori, cavi, oggetti misteriosi, pure invenzioni, suoni, voci e luci. E' una scultura vivente, che di tanto in tanto espelle qualcuna delle sue anime, imprigionata da decenni tra i suoi circuiti, o da voce ad altre, appena nate, create per l'occasione. Di UHER.C Kusmirowski ne è padre e schiavo, schiacciato dalla sua potenza di monolite tecnologico, sedotto dalla sua complessità.

UHER.C è una scultura dalla arcaica classicità e dalla forma impazzita. E' l'incubo, o la gioia della macchina.

UHER.C, prenderà vita la notte di sabato 8 novembre 2008, e continuerà a vivere fino al 28 febbraio 2009, tutti i giorni, dal lunedì al sabato secondo gli orari di galleria. Un ulteriore capitolo dell'indagine sui limiti della scultura contemporanea che, negli anni, ha visto come protagonisti in galleria Paul Etienne Lincoln, Martin Kersels, Paul Fryer e Diego Scroppo.

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Robert Kusmirowski (1973, Lublino, Polonia), è tra le figure più rappresentative della giovane scena artistica polacca. Ha esposto in musei e istituzioni pubbliche e private in tutto il mondo (Bonnier Konsthall, Stockholm; Museum Folkwang, Essen; Wyspa Institute of Art, Gdansk; Migros Museum, Zurich; ZKM, Karlsruhe; Kunsthalle, Wien; Centre of Contemporary Art, Warsaw; Barbican Centre, London; Kunstverein, Hamburg; Van Abbemuseum, Antwerpen; PS1, New York; New Museum, New York; Royal Academy, London). Ha partecipato alla 4 Biennale di Berlino, alla 2 Triennale di Torino, alla Triennale di Folkston). E' rappresentato dalle gallerie Foksal Gallery Foundation di Varsavia, Johnen-Schottle di Colonia/ Berlino e Guido Costa Projects di Torino.