Boris Mikhailov
6 novembre 2011 - 31 gennaio 2012
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Sabato 5 novembre 2011, dalle ore 21.00 alle 24.000, in Via Mazzini 24, presso Guido Costa Projects, si inaugura "If I Were a German…", di Boris Mikhailov.
Realizzato a Kharkov, in Ucraina, nel 1994, grazie ad una collaborazione con Vita Mikhailov, Sergei Solonski e Sergei Bratkov, "If I Were a German…", è un ciclo di opere assai importante nella lunga carriera dell'artista, sia dal punto di vista tematico, che formale.
"If I Were a German…" anticipa molti dei temi che saranno poi sviluppati nella sua opera più celebre di fine anni '90, Case History. L'impianto è fortemente narrativo, teatrale, pur nascendo da una riflessione schiettamente teorica, quale il rapporto vittima-carnefice, servo-signore. Il tono è grottesco, a tratti decisamente simbolico, quasi le diverse immagini del ciclo tentassero di rappresentare la dialettica del potere in tutte le sue sfumature. Sono brevi note sulle ferite del recente passato postbellico, filtrate dall'umorismo nero di un ebreo dell'Ucraina che riflette sull'idea di Germania, assurta a simbolo del potere e della dominazione.
Protagonisti, oltre allo stesso artista, sono la moglie Vita, due vecchi amici e una divisa dell'esercito nazista. Attorno a questi elementi si snoda una sottile riflessione sugli stereotipi della lotta tra i popoli e sui disastri della guerra. Il punto di vista è continuamente ribaltato in una sorta di danza macabra in cui vittima e carnefice perdono via via il proprio senso, mettendo in discussione generi e identità e dove la vittima sacrificale celebra il proprio stesso sacrificio. Non a caso, molti degli scatti di Mikhailov mimano ritualità arcaiche di schietta matrice religiosa, filtrandole con l'ironia ed il cinismo. In queste opere Boris Mikhailov prende congedo da ogni psicologismo e dall'idea stessa di passato, ricollocando le tragedie della guerra nell'immanenza del destino umano e nell'idea di natura in cui si risolve e precipita ogni dramma dei popoli.
"If I Were a German…" è probabilmente uno dei lavori più densi di pensiero dell'artista ucraino, sicuramente tra i più articolati e riflessivi, non a caso ciclo tra i suoi meno noti e raramente esposti in pubblico.
"Che cos'è la colpa?", si domanda Mikhailov in una recente intervista, proprio riferendosi a questo suo lavoro, "…non si può parlare di colpa riferendosi ad un popolo…ed il tempo va avanti, tutto passa…".
Il tempo, il tempo che passa e che tutto rimescola: in queste fotografie Mikhailov è nazista ed ebreo, russo e tedesco, padre e figlio, puro e impuro. Quasi un congedo dalla prospettiva storicistica dei suoi cicli precedenti sulla caduta e trasformazione dell'impero sovietico (dalla "Red Series" degli anni 60/70, a "By the Ground" e "At Dusk" del 1991-1993), ed un preludio alla malinconia cosmica di "Case History" (1997-1998).
E' con grande piacere, dunque, che proponiamo quest'opera così densa e cruciale nella produzione di Boris Mikhailov, artista tra i più influenti della sua generazione e tra i pochi, grandissimi innovatori della fotografia contemporanea.
La mostra sarà aperta al pubblico in orari di galleria fino alla fine di gennaio 2012.
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Boris Mikhailov (Kharkov, Ucraina, 1938), è uno tra i fotografi viventi più noti e importanti a livello internazionale. La sua storia di artista che abbraccia ormai più di mezzo secolo è un punto di riferimento essenziale per almeno due generazioni di artisti dell'ex Unione Sovietica e per molta fotografia contemporanea. Numerosissime le sue mostre in musei e istituzioni pubbliche (dalla Tate Gallery di Londra, allo Stedellijk Museum di Amsterdam, al MoMa di New York, per ricordare solo le personali più recenti). Sue opere sono conservate nelle maggiori collezioni al mondo, da Palazzo Grassi, alla collezione Saatchy. Nel 2000 è stato insignito del prestigioso Premio Hasselblad. Ha pubblicato più di venti monografie. Questa è la sua terza mostra torinese presso Guido Costa Projects, che lo rappresenta in esclusiva per l'Italia dai primi anni '90.