AA.VV.

3 novembre - 31 dicembre 2018

  “…quando designamo certi oggetti come fenomeni, enti sensibili (phaenomena), facendo distinzione fra il modo in cui li intuiamo e la loro natura in sé, allora è già implicito nel nostro concetto, per così dire, la contrapposizione a tali oggetti di qualcosa a cui diamo il nome di esseri intelligibili (noumena), o intendendo i medesimi oggetti, presi nella loro natura in sé (quantunque non li intuiamo in essa), o intendendo altre cose possibili, che non sono per nulla oggetti dei nostri sensi, ma oggetti meramente pensati dall'intelletto. Ciò che ora si domanda è se i nostri concetti puri dell'intelletto sono suscettibili di un significato in relazione a tali esseri dell'intelletto e se costituiscono un particolare modo di conoscerli.

   Ma sin dall'inizio si fa qui innanzi un equivoco, che può provocare una grave incomprensione. Allorchè l'intelletto chiama semplicemente fenomeno un oggetto, considerato secondo una certa relazione, dà luogo, contemporaneamente, a una rappresentazione che prescinde da questa relazione e che concerne l'oggetto in se stesso, e si immagina, di conseguenza, di essere in grado di farsi anche concetti relativi a tale oggetto; e siccome l'intelletto non possiede altri concetti all'infuori delle categorie, si immagina che sia possibile almeno pensare con questi concetti puri dell’intelletto l'oggetto quale risulta dal secondo significato; ma per questa via è condotto a scambiare il concetto interamente indeterminato di un ente dell'intelletto (come qualcosa in generale, situato al di là della nostra sensibilità), per il concetto determinato di un ente in qualche modo conoscibile da parte dell'intelletto.

  Se diamo il nome di noumeno a qualcosa in quanto non è oggetto della nostra intuizione sensibile, in quanto cioè facciamo astrazione dal nostro modo di intuirlo, si ha allora un noumeno in senso negativo. Ma se intendiamo invece designare l'oggetto di un'intuizione non sensibile, presupponiamo allora una particolare specie di intuizione, ossia l'intuizione intellettuale, che non ci appartiene e di cui non possiamo comprendere neppure la possibilità; si ha allora il noumeno in senso positivo.

   La dottrina della sensibilità è dunque nel contempo dottrina dei noumeni in senso negativo, ossia di cose che l'intelletto deve pensare senza questa connessione col nostro modo di intuire e quindi deve pensare non semplicemente come fenomeni, bensì come cose in sé…”.

   La mostra resterà aperta in orario di galleria fino al 31 dicembre 2018.

Manuele Cerutti, Gianluca e Massimiliano De Serio, Hilario Isola, Diego Scroppo e Tom Johnson vivono a Torino e collaborano con Guido Costa Projects da molti anni.