Untitled, 2016, carboncino su carta, 150 x 244 cm.

Tom Johnson

5 novembre 2016 - 31 gennaio 2017
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Sabato 5 novembre 2016, alle ore 21.30 e 23.30, in via Mazzini 24, presso Guido Costa Projects, verrà presentata al pubblico la nuova performance di Tom Johnson Un piano nobile per un uomo alto.

Fin dai suoi esordi a New York, verso la seconda metà degli anni ’90, le azioni, le performances ed il teatro hanno avuto un ruolo centrale nel lavoro artistico di Tom Johnson, lavoro che ha proprio nel gesto uno degli elementi portanti della sua intera poetica d’artista. Le azioni di Tom Johnson vivono sempre sul confine tra la biografia e l’autoanalisi, attraverso un uso sofisticato del linguaggio in cui ogni parola viene via via interiorizzata fino a farsi una sorta di prolungamento del corpo fisico. In tutte le sue performances l’artista ricostruisce il proprio orizzonte esperienziale, cercando di mettere in luce i rapporti segreti tra parole e cose, tra senso e significato. Da qui, quella sorta di stupore che comunicano i suoi atti mancati, i suoi progetti coreografici ad un passo dal non senso e i continui scarti tra immobilità e parossismo del movimento. Questo suo uso del paradosso e dell’ossimoro gli permette di cogliere il centro metafisico del discorso, partendo dalla superficie delle cose e delle parole, fino a distillarne le essenze, sottoponendo a stress le apparenze. Vi è molta sapienza psicoanalitica in ciò che Tom Johnson mette in scena, ma anche un gusto marcato per la corporeità e per la dimensione terrestre delle relazioni tra individui. Non è un caso che una delle sue prime performances, agita in galleria qualche anno fa (Wath a black man feels like, 2005), parlasse proprio di pelle e del contatto intimo tra epidermidi, per sfiorare infine temi delicatissimi come la razza e la percezione fisica del diverso.

Questa sua nuova performance, che verrà presentata al pubblico per la prima volta in occasione della Notte delle Arti Contemporanee, mette nuovamente in scena un deliberato oltrepassamento della soglia del pudore. Come esistono limiti dell’universo sensibile assai difficili da superare, esistono anche misteriose interdizioni nel mondo delle idee, che ci rendono arduo, se non addirittura impossibile, trattare certi argomenti. L’etica borghese della modernità ha tracciato tali limiti del discorso a partire dall’idea di gusto (il buono ed il cattivo gusto), evidenziando in ciò dei precisi confini sintattici e metafisici. Lo sforzo di Tom Johnson si esercita proprio nel forzare questi limiti, affrontando nell’occasione uno dei grandi tabù dell’ordine sociale vigente, la ricchezza.

Si parla continuamente del denaro quale elemento base dell’universo quantitativo in cui siamo costretti a vivere. Eppure, proprio per il fatto di essere così immersi in ciò che è misurabile (e che è, soltanto in quanto misurabile), sottaciamo volontariamente le conseguenze, dimenticando che proprio dalla misura nasce la differenza, e dalla differenza l’ineguaglianza. E qualsiasi punto di vista che tratti l’ineguaglianza, mettendo da parte la politica, l’economia e l’ideologia, è inevitabilmente materia del solo gusto. Del cattivo gusto, in molti casi.

Come ci comportiamo con una persona ricca è perciò un complicato precipitato di pulsioni contrastanti, ma anche un perfetto banco di prova dei nostri comportamenti involontari. Tom Johnson ci parla e agisce esattamente su tutto ciò.

Un piano nobile per un uomo alto ha le proprie radici tanto nel teatro di parola, che nella tradizione tribunizia dell’invettiva: non a caso, la seconda parte della performance si basa su un celebre testo del filosofo, pittore e oratore William Hazlitt (1778-1830), che, grazie ad un virtuoso e torrenziale uso del linguaggio (considerato tra i capolavori nell’uso della lingua inglese), ci parla del popolo, dello stato di diritto e della diseguaglianza sociale. Un ottimo esempio di come l’esercizio sapiente della retorica, al pari dell’analisi del profondo, riescono a dar nome all’innominabile, riconnettendoci con il centro delle cose e con le relazioni più sottili dell’universo sociale.

Si ringraziano: Aldo Rendina (seconda voce), Sandra Tibaldi, Rebecca Cafasso, Velio Josta, Fabio Pante, Marco Pesce, Amedeo D’Amico, Antonio De Masi, Mauro Migliore, Alessia Pedio, Patrizia Corte, Anita Esposito, Davide Cervella, Celine Schlotter, Giulia Miniati, Simona Angelini, Anja Radulovic, Sharon Modone, Dario Beatovich, Bianca Maria Bordone, Carla Vivalda, Morgana Mina, Cristina Pellegrino, Sara Piva, Libero Ruglio, Veronica Cicirello, Elisabetta Della Vella, Laura D’Angelo, Arisa, Maria Elena, Giada.

Tom Johnson (New York, 1966), è un artista statunitense da molti anni residente in Italia.. Il suo lavoro spazia dalla performance, alla scultura e alla pittura, sempre agite in forma di teatro da camera. Questa è la sua terza mostra presso Guido Costa Projects.fder43